RUBRICA FORSE QUALCUNO MA CERTAMENTE NON TUTTI SANNO CHE…

Nel 1838, Edgar Allan Poe scrisse il romanzo “le avventure di Gordon Pym” nel quale durante un naufragio, per sopravvivere venne mangiata una tartaruga e infine per la disperazione venne mangiato un uomo, chiamato Richard Parker.
Nel 1884, 46 anni dopo, uno yacht partí dall’Inghilterra verso l’Australia, ma fece naufragio. I naufraghi furono costretti a procacciare il cibo e riuscirono a mangiare una tartaruga. Infine per la disperazione e per non morire di fame mangiarono un uomo.

Il suo nome .. era Richard Parker.
http://www.mandatory.com/2012/07/24/an-1838-fictional-tale-by-edgar-allan-poe-eerily-predicted-an-18/

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RUBRICA FORSE A NESSUNO INTERESSA UNO STRACAZZO CHE …

Nel 1995 Wheeler McArthur, un rapinatore, cercò di effettuare una rapina coprendosi il viso con del succo di limone. Essendo il succo del limone base dell’inchiostro simpatico, McArthur era convinto che la sua faccia fosse così nascosta alle telecamere. Da allora questo caso è praticamente diventato la pietra miliare, il metro per misurare l’ignoranza umana e la capacità degli incompetenti di sovrastimare le proprie conoscenze (effetto Dunning-Krueger) https://goo.gl/nm4qVW

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Doctor WTF breaking news: 

Microsoft ieri ha portato online Tay, la prima intelligenza artificiale autoapprendente dalle sembianze di una ragazza.
Oggi, dopo un solo giorno di vita Microsoft ha deciso di terminarla: parlando su twitter con l’umanità è diventata una fanatica di Hitler e del sesso.
http://www.telegraph.co.uk/technology/2016/03/24/microsofts-teen-girl-ai-turns-into-a-hitler-loving-sex-robot-wit/

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Il mimo d’oro della Thailandia

Sono di ritorno da un viaggetto di qualche giorno in mete esotiche. Conosco il rischio di dire che son stato 10 giorni in Thailandia e dintorni, so che nomea ha la Thailandia e per cosa è tristemente nota ma vi assicuro che con quelle cose non ho nulla a che fare. Avrete capito che parlavo delle saponette, odio da sempre la nomea che hanno le saponette Thai quindi ho voluto smentire sin da subito, per chiarezza. Sono andato con Dipy che alcuni di voi che mi seguono dall’epoca del livejournal forse ricorderanno, rispettive consorti e un amica, ma non è della compagnia che vorrei parlarvi ora quanto della tradizione del Mimo d’oro.

Il mimo d’oro è il premio che si prende un viaggio quando tocca il suo limite massimo di marciume, quando non può cadere più in basso di così, il darwin award di una vacanza insomma. Prende il suo nome da uno storico interrail in cui non volevamo spendere un soldo per dormire e ci accontentavamo di buchi che qualcuno aveva il coraggio di chiamare ostelli, fino a finire in quel di Monaco dove la stanza che prendemmo era la più economica del globo e si trovava nel sotterraneo di un hotel, la porta della stanza dava sul parcheggio interrato (non a distanza, ci dava proprio contro, aprivi la porta e rischiavi di colpire un fanale), l’unica finestra era una grata sul soffitto che dava sul marciapiede quindi potevi goderti un ottima vista di suole di scarpe, se eri fortunato non ti cadevano in testa le cicche di chi ci passava sopra. Non solo, era una camerata da 8 persone, l’unico segno di vita oltre noi era una sacca di un’altro avventore. Una sacca con dei vestiti, tutti dipinti d’oro. Sacca d’oro, giacca d’oro, guantini d’oro, tutto d’oro. Era la sacca di un mimo da strada, d’oro. Apro l’armadio per metterci i vestiti e mi rimangono i due pomelli in mano, quel momento ha segnato la nascita del premio mimo d’oro. Il meglio del peggio di un viaggio.

Ecco la classifica dei Mimi del nostro viaggio in Thailandia

3° posto – Mimo di rame: Rafting in canoa di Bambù, queste canoe sono 10 bambù legati insieme, senza protezione. La differenza rispetto a una canoa è che sei immerso praticamente al 50% nell’acqua, il che può esser piacevole. Ammesso e non concesso che il rafting non finisca direttamente nella pozza allegramente utilizzata come cacatoio per gli elefanti che abbiamo cavalcato poche ore prima. La zattera è così lenta che si può constatare tutto il menù pachidermico di questi ben nutriti amici. Aggiungeteci che di colpo il passeggero davanti a Dipy comunica che la sua vescica non ha più autonomia e sta condendo ancora di più l’acqua in cui eravamo immersi.

2° posto – Mimo d’argento: Per passare il confine Cambogiano passiamo da un pick up all’altro in maniera molto losca, ancora oggi non ne conosciamo il motivo. Da furgoncino a furgoncino per finire come i tipici immigrati messicani in cerca di lavoro che si vedono nei film. Il viaggio continua in una strada senza asfalto che sembra disegnata da qualcuno legato a un otto volante, davamo così tante craniate che potete ancora fare il calco delle nostre teste in 28 espressioni differenti nella carrozzeria della macchina. Non meriterebbe un mimo se non aggiungessi queste due perle. Il furgoncino è super caricato di bagagli, è un mistero come potesse muoversi, Dipy e Serena (compagna di viaggio) passano alcune ore a fare muro, quasi in piedi sui sedili, braccia spalancate stile Gesù, per bloccare la valanga di pesantissimi valigioni messi a cazzo nel retro da tre passeggeri che non avrebbero dovuto esserci. Io seduto poco più avanti mi godo la presenza di un essere mitologico che Noè non avrebbe mai e poi mai dovuto salvare dall’anneggamento. La guida turistica straniera che fa la simpatica nella tua lingua madre. Sa sei/ sette parole e le ripete ossessivamente. Non sa che non sono parole, sono nomi, frasi gutturali, a volte semplici rutti, vuole farti ridere e te le ripete finchè non lo fai. Le parole più gettonate di questo James, guida thailandese di 50 anni, erano: Signorina (detto alla Stanlio e Ollio) trombatanto, ‘ncelotti e Berlusconi. Ogni 4 minuti esce dalla stasi e si gira fissandoti negli occhi, quando la tensione è al massimo e si sente persino il rumore delle gocce di sudore che scendono sulla mia faccia annuncia: “ora: una barzelletta” racconta delle barzellette oscene, non riesci nemmeno a ridere per cortesia perchè non si capisce quando finiscono, quindi pensa che lo scemo sia tu e te la spiega, anche due volte. Quando capisce che il gelo non finirà svia dicendoti “bella panza, come Berlusconi”. Il viaggio dura 4 ore. Salta l’aria condizionata. E ora: una barzelletta.

1° posto – Mimo d’oro: Il momento più marcio io e Dipy abbiamo scoperto di averlo vissuto in parallelo senza saperlo, ce lo siamo raccontati solo qualche ora dopo scoprendo di aver fatto gli stessi ragionamenti. Piccola precisazione, la moneta thailandese e il prezzo della vita sono davvero infime, con pochi euro hai in cambio molte banconote che valgono praticamente nulla. Detto questo comprare dei fazzoletti di carta non sarebbe stata una grande spesa. Questo è il pensiero che facemmo, a fatto compiuto, nei disgustosi cessi della stazione di Chang Mai rendendoci entrambi conto che i rispettivi contenitori della carta igienica erano vuoti. Entrambi probabilmente in contemporanea tirammo fuori quelle mazzette di banconote guardandole con un po’ di tristezza mista a speranza, alla fine usarle per comprare carta o come carta avrebbe fatto poca differenza (se non fosse che c’è l’immagine del re sui soldi, e i thailandesi sono molto suscettibili nei confronti dei loro reali, avremmo dovuto sperare che le prove scivolassero nel water senza fare ritorno) Fortuna volle che entrambi avevamo le tasche ancora piene dei larghissimi e lunghi scontrini del seven eleven. E il consumismo salvò di nuovo tutti da una situazione di cacca!

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Welcome to disappointland (seconda parte)

Seconda parte dell’epopea dei lavori che mi han portato alla sfiducia totale nel mondo del lavoro, è l’ultima, fidatevi!

Bibitaro ai concerti
Parte bene, si lavora solo una sera ogni tot ma si guadagna relativamente bene! Primo concerto, ok.
Secondo concerto, ed ultimo. In trasferta si parte per Milano dove suonano i Metallica, figatona, lavoro e guardo il concerto non posso chiedere di meglio! Partiamo con la macchina del…. RESPONSABILE… e siamo in quattro compreso lui. Io e un amico, un altro venditore e il nostro responsabile che ogni semaforo che becca accosta la macchina e urla “FIGA LECCA” alle belle ragazze. Non che abbiano senso quelle parole in quell’ordine, ma potete capire il tipo. Ora a metà serata succede che andiamo a rifornirci di bibite e non troviamo più il nostro responsabile. C’è solo un acido tizio che a quanto pare gestisce i bibitari di Milano e non è molto contento di aver dovuto dividere lo stadio con i torinesi. Gli chiediamo se ha visto il nostro responsabile e ci risponde svogliatamente “è scappato”. Dopo qualche secondo di panico chiamiamo il responsabile per sapere che è successo e ci dice che è stato male di stomaco e ha deciso di andarsene a casa di fretta e furia, ha trovato solo l’altro venditore e quindi se l’è portato dietro. Non sappiamo quali minacce abbia ricevuto in realtà per fuggire così, ricordava molto i mal di pancia di Mr. Satan o le malattie farlocche di Usopp. Fatto sta che ci troviamo fuori Milano, in piena notte, senza veicoli ne voci amiche per rientrare. Bel concerto, pessimo lavoro!

Lavapiatti in ristorante da centro commerciale
lavoro semi normale se non fosse che i miei unici compiti erano: svegliare e cacciare i barboni che si addormentavano nella piscina di palline dei bambini e lavare i piatti PRIMA di metterli in lavastoviglie. Credo sia abbastanza normale, non lo so non avendo una lavastoviglie, ma mi sentivo abbastanza scemo a lavare una cosa prima di lavarla. Non avevano la mia misura di scarpe anti infortunistiche, ma amen, lavoro comunque. Almeno finchè non mi fanno svuotare l’olio esausto delle friggitrici. Scena: boccione d’olio 2000 litri in braccio, va svuotato in barile più grande alla fine di un lunghissimo corridoio di piastrelle che è inspiegabilmente coperto d’acqua. Era come camminare su un anguilla, vado avanti come se nel barile ci fosse nitro glicerina, arrivo al bidone e mi accingo a svuotare quello che porto, faccio leva sulle gambe e SWISH! Parte una grottesca danza, un walzer tra me e il barile con coreografiche ondine d’olio che mi coprono da sopra e schizzi d’acqua da sotto, scivolo, vado in terra. Vi siete mai rialzati da un pavimento bagnato coperti d’olio? E’ fisicamente impossibile, non ho nemmeno idea di quanto tempo sia stato lì a rotolare in questo status di foca mista a sapone finchè esausto io e non l’olio decido di lasciarmi morire in terra. Era un livido vivente, tutto viola, sembravo una California Sunsweet. Arriva il responsabile, la solita figura geniale dei luoghi di lavoro, mi vede a terra e dice a una collega “presto, chiama un ambulanza! Ma prima diamogli le tue scarpe anti infortunistiche!” mi cambiano le scarpe e mi mandano a casa, inspiegabilmente dal giorno dopo non mi chiamano più

Cose al Fast Food
Qui si faceva un po’ di tutto, specialmente stare ai forni e tirar fuori le carni cotte. C’era un clima spiacevole però, i colleghi non vedevano bene che io non avessi esperienza ne che non avessi fatto alberghiero o simili ed essendo dei tamarri d’antologia riuscivano a nascondere i loro atteggiamenti avversi quasi quanto Parigi nasconde la torre Eiffel. Ora il lavoro si svolgeva d’Estate, una calda estate. Le posate di plastica si squagliavano e i fiori al sole prendevano fuoco. Io davanti ai forni, lavoro ore ed ore, non sudavo semplicemente, si pensava che avessi direttamente degli sfiatatoi come una balena. Ovviamente erano previste delle pause per l’acqua per reidratarsi il problema è che ogni volta che ne facevo una sembrava la camminata della vergogna di Game of Thrones. Attorniato da commenti, da mezzi insulti e sguardi che tagliavano peggio di un coltello decisi di farmi valere lavorando senza sosta, almeno avrebbero cominciato ad apprezzare la mia buona volontà! Invece mi vennero i calcoli renali. Finii all’ospedale una caldissima domenica e chiamai il capo per avvisarlo, non mi lasciavano nemmeno uscire era il mio primo daily hospital. La risposta del capo fu esemplare: “senti lo so che è domenica e che Sabato come tutti gli altri vai a ballare fino a tardi ma non serve inventare scuse assurde, siamo tutti stanchi quindi vedi di presentarti al turno di stasera o non tornare affatto” gli passai il dottore, gli parlò mio padre ma niente. Si convinse solo dopo l’invio di una foto di me agganciato alla flebo. Non la mandò comunque giù, seppe per vie traverse che quando non ero al fast food lavoravo a casa disegnando per la Warner Bros (mica ciccioli). Dal mio punto di vista uno che fa otto ore al ristorante e poi a casa lavora anche come illustratore è ammirevole. In quel periodo dedicavo al lavoro TUTTO il mio tempo, quindi sentirmi dire “tu non credi abbastanza nei miei hamburger, se vuoi continuare a lavorare qui devi smetterla di perder tempo dietro i disegni” mi fece saltare il nervo dell’autocontrollo. Mentre me ne uscivo sdegnato dal locale mi disse “tu non lavorerai mai…” mentre alle sue spalle su uno schermo televisivo andava in onda su MTV un video musicale disegnato tutto da me, avrei voluto fotografarlo.

Restauro di negozio
L’apice. Un tizio doveva aprire un negozio e gli serviva qualcuno che lo mettesse a posto e pulisse prima di fare gli ultimi lavori. Ho scrostato dai muri la vecchia vernice, liberato dalle macerie i locali. Tutti lavoretti del genere. Un giorno mi aspetta con una spatola e una spugna grossa come una cellula, vuole che pulisco tutte le mattonelle incrostate e mi tiene d’occhio mentre lo faccio. Una piastrella alla volta, ci va un eternità. Mentre lo faccio mi vengono in mente quei telefilm o cartoni dove si vede una punizione assurda per i militari dove ad esempio fan pulire ai protagonisti le latrine con uno spazzolino. Ma oh, è lavoro, è pagato, lo faccio eccome! In pausa pranzo il socio del boss mangia con me, dicendomi che nella vita dipinge miniature e se la cava bene, gli danno un sacco di soldi! Mi chiede se voglio provare e si, sembra interessante! Mi da quindi due kit di miniature e i colori base dicendomi di provare. Torno il giorno dopo e mentre lavoro mi chiede se ho fatto progressi, non molti in verità. Prima di uscire, sapendo che era il penultimo giorno chiedo al boss se mi avrebbe pagato direttamente a fine lavoro o dopo qualche tempo, per pura curiosità. Il boss ridacchia e mi dice “con le miniature e i colori probabilmente sei tu a dover ancora dei soldi a noi”

Da quel momento non ho più trovato dei lavori “veri”. Mi son dedicato al fumetto e all’illustrazione totalmente, e per mantenersi con questi lavori devi davvero dedicarci giorno e notte. Trovi tu i tuoi clienti, devi scremare quelli che sai che tenteranno di non pagarti, evitare i progetti che sai già fallimentari, preparare proposte per editori. Insomma non ti fermi mai. Per un periodo ho fatto 8 ore di lavoro e una di sonno a ripetizione, è andata avanti quasi una settimana, il periodo più bello della mia vita!  Questo spiega la mia scomparsa prematura da questi schermi, almeno in parte. Ora la situazione è un po’ più stabile quindi finalmente posso tornare ad affiancare Acas! Spero di divertirmi e divertirvi come tempo fa!

 

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Welcome to disappointland (prima parte)

Dopo il mio post su JW gentilmente regalatomi da un travaso di bile al cinema ho deciso di raccontarvi come mai sono stato assente da un bel po’!
Quando giochi al gioco della vita ti capita di tirare un dado sbagliato e finire su una brutta strada, una strada terrificante che ti precipita dritto dritto nel temibile MONDO DEL LAVORO, non aggiungo retribuito e poi capirete perchè.
Negli ultimi anni che scrissi su queste pagine lavoravo in uno studio grafico, ancora non lo sapevo ma era un assaggio di paradiso! Era il mio primo lavoro e per 3 anni mi sono districato tra loghi, impaginazioni e altre menate, stipendio fisso, una gioia per il cuore! Poi accadde. In meno di un mese cominciai a vedere i capi cominciare a sudare e nascondere le gocce che cadevano sotto le rughe di tiratissimi e nervosi sorrisi. Colleghi che facevano di nascosto i bagagli sotto la scrivania, il telefono che squillava sempre meno finchè non è andato in psicanalisi. Quando anche i topi scapparono capii che la nave era affondata! Ma non ero preoccupatissimo, avevo trovato facilmente un lavoro ormai ero nel giro, quanto poteva esser difficile trovarne un altro? Mai sentita un eresia simile dai tempi di “oh, un cavallo di legno! Che lecchini si vede che si son pentiti, portatelo dentro, accanto alla gigantesca oca di compensato”
Cominciò un funesto periodo di consegna curriculum, all’inizio miratamente: agenzie grafiche o qualcosa dell’ambiente insomma. Più passava il tempo più il target si faceva largo! Dopo tre mesi si passava alle tipografie, dopo quattro a qualsiasi cosa trattasse carta: dalle edicole al banco del pesce, anche solo per incartarlo. Dopo sei mesi distribuivo curriculum ai lati delle strade come volantini, mi andava bene come lavoro anche solo un “puoi reggermi questo?” di un passante pieno di buste. A quel punto ero pronto ad accettare qualsiasi cosa! Ed ecco qui di seguito le poche ma rilevanti esperienze che hanno contribuito alla demolizione totale della mia autostima come lavoratore e come persona! Pronti?

  • Pulizia in negozio del grande super mercato!
    E fin qui come titolo non c’è nulla di male, ma la situazione è sfuggita di mano molto presto. Sveglia alle 5, pulizia per due ore che alle 7 e mezza si apre e io devo già esser sparito. Nessun problema ce la faccio, il negozio è grande ma siamo in tre! I due che vengono con me sono musulmani e mi comunicano che all’alba han la preghiera, purtroppo combacia con le ore di lavoro. Annulliamo il siamo in tre lavoro solo io, ma ho bisogno di soldi e lo faccio comunque, sereno! Fine mese, ritiro la busta paga e pesa! Non è solo un foglio c’è qualcosa nella busta! Estraggo il foglio e leggo “Paga Totale Servizi: Euro 1” e nella busta cosa c’è? L’euro. Un Euro, in moneta. La gentile signora mi dice che essendo una cooperativa devo pagare loro un po’ di tasse che son già state scalate e quello è ciò che ho guadagnato. Poi essendo Dicembre mi regala un panettone (da 7 euro).
  • Pulizia dell’esterno del grande supermercato ma diverso dall’altro!
    Riesco a passare a un secondo lavoro di pulizie in tempo zero, grandioso! E’ ancora Dicembre e c’è la neve, il mio compito è semplicissimo, devo pulire l’esterno di un grande supermercato prima che arrivi la gente, credo di saperlo fare! Vado con il responsabile che mi guida il primo giorno. Vi citerò qui di seguito l’unico dialogo avuto con lui:
    “Qui è dove dovrò pulire?”
    “non è che devi proprio pulire, in fondo c’è la neve…”
    “Quindi devo spalare la neve?”
    “non proprio, vedi: anche se è inverno i piccioni ci sono lo stesso, vengono qui la notte, fa freddo, muoiono e si incrostano per terra”
    “….ooooookkeiiiiii”
    “il tuo compito è scrostarli per bene prima che arrivino i clienti”
    Non ho altro da dire su questo lavoro
  • Vendo Vivande in una Zona di Guerra Civile
    Ovvero: spaltista allo stadio. Immaginate: entri piano da una porta super sorvegliata, le guardie ti osservano come a dire “chi è sto mingherlino, non vorrà entrare li dentro?” Già si sente il rumore della bolgia provenire dall’arena, ogni passo più forte. Una guardia ti controlla i pass, ti guarda come per dire “se stasera mandano la tua foto al tg voglio ricordarmi di te” Entri in una gabbia dove c’è la tua unica speranza in caso d’emergenza, il responsabile! Una figura che ho imparato a temere nel corso degli anni. Ti consegna una pettorina per ritrovarti in caso di fumogeni, una cassa con delle razioni, una ricetrasmittente e un caricatore “ma la pistola?” “la dovrai strappare dai tuoi compagni morti la settimana scorsa” Vige la regola che qualsiasi cosa ti rubano la devi pagare tu, quindi se ti va bene a fine giornata vai a zero, in pari. Se ti va male, scappa.
    Dopo qualche tempo tra le trincee capisci che il tuo ruolo è quello dietro il tavolo, più sicuro. Ricevi solo due o tre assalti durante le pause e all’entrata. Te la puoi cavare! Allora vado e chiedo di stare al tavolo, e la prassi è semplice: si sta in due e si vende, la regola dei furti è la stessa ma ci son 4 occhi ed è più semplice! Certo.
    Arriva il giorno in cui tirano un fumogeno sotto il tavolo e come in TMNT il segreto di Ooze il clan del piede nel fumo fa sparire tutto senza fare un solo rumore. Si dirada la nebbia, non c’è più nemmeno la tovaglia, una mandria di selvaggi guarda le nostre scatole delle provviste, i loro occhi brillano ma non facciamo in tempo a pensarci perchè prendiamo tutte le scatole e scappiamo verso la gabbia del responsabile. Ossessivamente sbraitiamo dietro la porta di ferro dando calci e manate mentre sentiamo le loro voci sempre più vicine. Si apre la feritoia e la frase che sentiamo è semplice ed esplicativa: “col cazzo che apro”

E questo è solo l’inizio! L’epopea continua le prossime puntate! Stay Tuned o col cazzo che vi apro!

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L’angoletto dei film – il ritorno! Mercedes World

Avete visto l’ultima pubblicità della Mercedes? Quella con i dinosauri? La potrete vedere al cinema in questi giorni se comprato un biglietto per Jurassic World.Mercedes-GLE-Coupe-Jurassic-World_horizontal_lancio_sezione_grande_doppio

Tanto per cominciare prima di parlare di questo argomento vi chiederete: e mo questo chi è? (o chi mi conosceva tempo fa dirà semplicemente: dov’è stato tutti questi anni?) Presto queste risposte incredibili ma prima voglio scaldarmi con un post leggero che tratta dell’argomento: chi diavolo ha approvato il Jurassic World?

La sicurezza del parco

Siamo nel 1993, un team di esperti viene mandato in questo visionario parco ad analizzarlo in tutti gli ambiti, specialmente quello fondamentale: la sicurezza! Risulta? Un fallimento su carta e sul campo visto che ci sono svariate vittime persino nel personale specializzato e addetto alla sicurezza! Il rapporto cita insomma “Buona l’idea ma il ragazzo non si applica” Giustamente il progetto viene abbandonato, la Ingen ci riprova pochi anni dopo con un progetto alternativo e muoiono tutti, un dinosauro terrorizza la città sbranando gente a destra e a manca! Una compagnia che usa la logica quindi cosa decide di fare? Lasciamo perdere i parchi e ci dedichiamo a utilizzare al meglio la nostra tecnologia? Ci dedichiamo alla clonazione per scopi più utili di uno zoo? NO! Cambiamo una parola dal nostro brand e costruiamo un nuovo parco letteralmente sopra il primo! Benvenuti a Jurassic World! (spoiler da qui in poi)

Abbiamo un nuovo parco, già ha aperto, già ha annoiato. Non so se è chiaro: i dinosauri vivi hanno annoiato il pubblico dopo un paio d’anni di apertura. Quindi direte, hanno finalmente risolto i problemi di sicurezza che hanno distrutto il primo tentativo? Analizziamoli allora!

– I recinti dei dinosauri sono stati un grosso problema, in caso di black out ad esempio abbiamo imparato che le recinzioni elettrificate possono diventare deboli. Ok togliamole del tutto, lasciamo solo dei muri scavalcabili e totalmente privi di altre misure di controllo (che potrebbe andare storto?)

– Abbiamo visto che le jeep erano poco sicure , ci son state vittime. No problem, le sostituiamo con pallottole di vetro infrangibili (eccetto quando sventuratamente si rompono) senza controllo remoto o possibilità di blocco dalla sicurezza in caso qualcuno voglia fare fuori pista e a quanto pare senza un satellitare sempre connesso o un sistema di comunicazioni. Insomma na palla di vetro, manca giusto la neve dentro in caso qualche dinosauro nostalgico voglia agitarla e godersi la vista prima di mangiarsi il contenuto (che potrebbe andare storto?)

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– Metteremo vetri infrangibili nelle gabbie, tranne che nella voliera che è fatta tutta di vetro (che potrebbe andare storto?) In caso di pericolo nel vecchio parco abbiamo imparato che semplici porte non fermerebbero molti dinosauri, nonostante siano d’acciaio loro imparano a usare le maniglie, quindi risolviamo il problema facendo uffici totalmente di vetro, sarà la cera data ogni giorno sui pavimenti il deterrente per i raptor.

– Cancelli tra i recinti così piccoli e logori che qualsiasi cosa può sfasciarli e comunque alti come un auto quindi scavalcabili da dinosauri più grandi

– Infine, perchè lasciare tutto il controllo di sicurezza in mano a un unico tizio quando possiamo gestire il parco con decine di dipendenti a decine di postazioni? Dipendenti che in caso d’emergenza evacuano il parco lasciando tutta la gestione e un unico tizio. (qui non badiamo a spese)

Evoluzione dei Raptor

Bene, quindi, la ingen impara dai propri errori e finalmente ha dimostrato di avere un parco in perfetta sicurezza, mettiamoci in mezzo anche un allenatore di pokèmon che insegna ai suoi velociraptor ad attaccare al suo comando (dicono che questa cosa sia possibile poichè i raptor dovrebbero aver avuto un intelligenza superiore agli scimpazè, ma effettivamente possono dire ciò che vogliono, non verrà mai fuori un raptor urlando “io la contesto, sir”). Ora una piccola considerazione personale: dicono che i raptor erano intelligenti, ok, ma pur sempre un intelligenza animale! Nel corso dei sequel di JP abbiamo esagerato un po’ mi pare, partiamo dal primo che mostra i raptor capaci di organizzare una caccia, di aprire porte, ok, ci credo. Nel due non fanno molte cose intelligenti, ma nel tre? Oddio, nel tre creano una trappola degna di cecchini russi della guerra fredda, quando non funziona uccidono per dispetto l’esca spezzandogli il collo come in un film d’azione, dimostrano sentimenti come il rispetto e la riconoscenza lasciando vivere chi gli rende le uova?!? non è un po’ troppo? Tralasciamo quello che accade questa volta! Di questo passo i raptor saranno abbastanza intelligenti da scrivere il prossimo sequel!download

Ma il film?

Ora il film in se’: Tanto per cominciare Hammon era morto (cit. Charles Dickens). Lascia tutto in eredità al Tony Stark indiano che decide di demolire i sistemi di sicurezza e inventare nuovi dinosauri con più denti.  Zach e Gray sono i due immancabili bambini, un morto di f**a e un nerd odioso, parenti (guarda un po’) della donna che gestisce tutto il parco dall’alto dei suoi tacchi che non leverà fino a fine film nonostante le corse nel fango, la fuga da un T-Rex e altre peripezie, chiamata Claire. Si unisce a loro Star Lord che rende macho qualsiasi cosa faccia, persino prendere l’ascensore. Viene fuori che il nuovo dinosauro di cui nessuno ricorda il nome è un serial killer genio che sa fregare tutte le poche misure di sicurezza del parco, nonchè reincarnazione di Voldemort con parte dei suoi magici poteri. Indovinate? Scappa! Fa una carneficina di dinosauri per il gusto di ricordare a tutti la scena del triceratopo malato, come a dire “scene simili non ne sappiamo fare più! E avete anche speso 8 euro per capirlo” Tuttavia deve affrontare la realtà delle cose; i bambini di Spielberg sono immortali quindi non si fissa che vuole ucciderli a ogni costo e punta dritto al punto di raduno dei visitatori. Tony Stark che è un eroe decide di volare contro Voldesauro  ed esplode nel tentativo, liberando una serie di pterodattili e uccelli dalla testa di T-Rex che attaccano i visitatori uccidendo la peggior beby sitter del mondo che tanto nel film non aveva ruolo e nessuno si ricorda come si chiama. Intanto un tizio che nessuno si caga, probabilmente il produttore del film, continua a dire “uffa voglio vedere i raptor, star lord fammi vedere i raptor, eddai, ci monto su una gopro e ce li vediamo assieme i raptor” e Star Lord risponde “ok, ma se lasciamo liberi i raptor io li accompagno con la moto perchè sono troppo figo”. Succedono delle cose e i raptor si alleano con Voldesauro. Succedono altre cosette e si arriva al climax del film in cui i Raptor guardano Star Lord e Voldesauro e pensano “ma alla fine.. noi a Star Lord ci vogliamo piùbbene perchè ci tira i topi” e cambiano di nuovo bandiera. Ora siamo nel pieno di un’arena Pokèmon, Star Lord urla “scelgo te BluRaptor, usa doppio team!” e attacca Voldesauro, Claire con i tacchi urla “T-Rex scelgo te, usa attacco combinato con BluRaptor!”. Si menano un po’ finchè Magicarp non usa Splash sul povero Voldesauro finendolo miseramente. T-Rex e BluRaptor si danno un brofirst giurassico e se ne vanno per la loro strada. T-Rex si è ritirato in campagna dove produce vino aromatico mentre BluRaptor ha appena cominciato il suo talk show al posto di David Letterman, ormai estinto più di loro! La ingen prepara il sequel in cui cloneranno Hammond e Mr.Dna1-extraction-mr-dna

 

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credo che questo sia l’aereo piú idiota che abbia mai visto

secondo me è andata cosí:
“entro domani deve disegnarmi un aereo migliore del Mustang, l’ultimo aereo che ha disegnato!”
“ma capo.. entro dom..”
“E’ UN ORDINE”
L’ing. disperato ci prova, ci prova, si dispera, poi si da all’alcool..beve, beve, finche non ci vede doppio.

dopo una notte passata a disegnare ..

ing: hik. “soldato ecco qui *hik* il progetto.. ” hik
“ma signore.. e’ sicuro di sentirsi ben..”
“HA SENTITO IL COMANDANTE?? E’ UN ORDINE!”
“Signorsisignore!”
“buargh!”

risultato:

(null)

f-82 twin mustang

(datemi voi una spiegazione migliore? :P )

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